Dinamitarda è un'amica e
ogni tanto capita a casa mia. Anche in questo momento, proprio mentre
sto scrivendo questo incipit, è lì seduta, a pochi metri da me, che
parla di "cose da sociologhe" con la mia compagna. A lei o, meglio, al
suo cappello, acquistato su una bancarella lo scorso autunno, è dedicato
questo racconto. Del suo cappello, lo sanno tutti quelli che la
conoscono di persona o come blogger, lei va molto orgogliosa e bisogna
dire che le sta molto bene. E' un cappello particolare, per non dire
strano, stile un po' bohemienne inizio secolo, ma, secondo me, le si
addice, quasi fosse stato fabbricato per lei: forse è stato facile per
loro incontrarsi.
Il cappello
Prima puntata
Pavel
Grigorievich aveva una piccola bottega in una stradina buia vicino alla
cattedrale Pokrovskiy, a Mosca. Anche Pavel Grigorievich era piccolo
con piccoli occhi, leggermente ingranditi dagli occhiali rotondi di
tartaruga che stavano abbarbicati sul suo piccolo naso a punta, e
piccole mani bianche.
Pavel Grigorievich era un artigiano, fabbricava cappelli da donna. Fabbricare cappelli da donna era una tradizione di famiglia iniziata dal vecchio Ilia, suo bisnonno, che aveva aperto quella piccola bottega al numero 12 di via Moskovskaia, e proseguita poi dalle generazioni successive. Ora era il suo turno ma sarebbe anche stato l’ultimo. Ma questo lui non lo sapeva.
I cappelli di Pavel Grigorievich erano famosi in tutta Europa. Nobili, cantanti e puttane di alto bordo erano disposte ad aspettare molto tempo, mesi, a volte anni, per poterne avere uno. Si diceva che persino la zarina avesse atteso sei mesi per avere un suo cappello, perché Pavel Grigorievich non faceva cappelli qualunque ma progettava e fabbricava cappelli unici.
“Ricordati che i cappelli non sono soltanto l’ornamento per una donna ma ne devono rispecchiare carattere e personalità” gli aveva detto suo padre “un cappello va bene solo alla donna per cui è stato disegnato e a nessun altra”.
Pavel Grigorievich era un artigiano, fabbricava cappelli da donna. Fabbricare cappelli da donna era una tradizione di famiglia iniziata dal vecchio Ilia, suo bisnonno, che aveva aperto quella piccola bottega al numero 12 di via Moskovskaia, e proseguita poi dalle generazioni successive. Ora era il suo turno ma sarebbe anche stato l’ultimo. Ma questo lui non lo sapeva.
I cappelli di Pavel Grigorievich erano famosi in tutta Europa. Nobili, cantanti e puttane di alto bordo erano disposte ad aspettare molto tempo, mesi, a volte anni, per poterne avere uno. Si diceva che persino la zarina avesse atteso sei mesi per avere un suo cappello, perché Pavel Grigorievich non faceva cappelli qualunque ma progettava e fabbricava cappelli unici.
“Ricordati che i cappelli non sono soltanto l’ornamento per una donna ma ne devono rispecchiare carattere e personalità” gli aveva detto suo padre “un cappello va bene solo alla donna per cui è stato disegnato e a nessun altra”.
Aleksandra
Todorovna era una famosa cantante d’opera e una donna bellissima le cui
grazie avevano fatto perdere la testa a moltissimi uomini, si dice che
alcuni avessero dilapidato interi capitali nel tentativo di
aggiudicarsene i favori.
Ma Aleksandra Todorovna non era donna da accontentarsi di un unico uomo quando poteva averli tutti e quello che al massimo riusciva a concedere era una notte d’amore. Oh, non era una notte qualunque, perché Aleksandra Todorovna a letto sapeva far raggiungere vette di piacere inimmaginabili e destinate a restare indelebilmente nella mente e nell’anima di quegli uomini fortunati mentre lei invece faceva in fretta a dimenticarli.
Aleksandra Todorovna infatti era una di quelle persone che raramente raggiungono l’orgasmo e mai le era successo nella vita di averne uno pieno e soddisfacente, da perdere la testa, e men che meno di innamorarsi. Aleksandra Todorovna nella sua vita si era sempre accontentata di godere del godimento degli altri, di sapere di esserne lei l’artefice pur non sapendo veramente di cosa veramente si trattasse.
Ma era destino che almeno una volta nella sua vita Aleksandra Todorovna provasse quello che normalmente lei riusciva a far sentire agli altri, che superasse quella soglia sottile che rappresenta il confine tra godimento fisico ed estasi.
Ma Aleksandra Todorovna non era donna da accontentarsi di un unico uomo quando poteva averli tutti e quello che al massimo riusciva a concedere era una notte d’amore. Oh, non era una notte qualunque, perché Aleksandra Todorovna a letto sapeva far raggiungere vette di piacere inimmaginabili e destinate a restare indelebilmente nella mente e nell’anima di quegli uomini fortunati mentre lei invece faceva in fretta a dimenticarli.
Aleksandra Todorovna infatti era una di quelle persone che raramente raggiungono l’orgasmo e mai le era successo nella vita di averne uno pieno e soddisfacente, da perdere la testa, e men che meno di innamorarsi. Aleksandra Todorovna nella sua vita si era sempre accontentata di godere del godimento degli altri, di sapere di esserne lei l’artefice pur non sapendo veramente di cosa veramente si trattasse.
Ma era destino che almeno una volta nella sua vita Aleksandra Todorovna provasse quello che normalmente lei riusciva a far sentire agli altri, che superasse quella soglia sottile che rappresenta il confine tra godimento fisico ed estasi.
Markus
Von Neumann era il rampollo di una nobile casata cecoslovacca. Il padre
di Markus faceva un sacco di soldi commerciando con l’estremo oriente,
lui li spendeva.
Markus Von Neumann era un buono a nulla che passava il suo tempo tra feste e tavoli da gioco dove lasciava gran parte dei soldi che il padre gli versava mensilmente.
Una cosa sola sapeva fare bene: scopare. Era l’unica cosa che suo padre fosse riuscito a insegnargli. “Con le donne non devi fare l’amore, le devi scopare” gli aveva detto quando lui aveva compiuto il suo sedicesimo anno “ma stai attento, se vuoi veramente ottenere soddisfazione da una donna, prima devi fare in modo che sia lei ad averla e per fare questo devi imparare tutto sulla psicologia femminile a letto. Devi sapere quello che le donne desiderano da un uomo, devi imparare a ragionare da donna”. Detto questo l’aveva affidato alle mani di una professionista del piacere, la tenutaria di un bordello di Praga dove il padre andava regolarmente ogni sabato sera. Era stato il suo regalo di compleanno.
La maitresse, si chiamava Olga, fece pienamente il suo dovere: Markus non si innamorò mai nella sua vita, questo in fondo era solo un particolare di poco conto, ma imparò a fare godere una donna.
Markus Von Neumann era un buono a nulla che passava il suo tempo tra feste e tavoli da gioco dove lasciava gran parte dei soldi che il padre gli versava mensilmente.
Una cosa sola sapeva fare bene: scopare. Era l’unica cosa che suo padre fosse riuscito a insegnargli. “Con le donne non devi fare l’amore, le devi scopare” gli aveva detto quando lui aveva compiuto il suo sedicesimo anno “ma stai attento, se vuoi veramente ottenere soddisfazione da una donna, prima devi fare in modo che sia lei ad averla e per fare questo devi imparare tutto sulla psicologia femminile a letto. Devi sapere quello che le donne desiderano da un uomo, devi imparare a ragionare da donna”. Detto questo l’aveva affidato alle mani di una professionista del piacere, la tenutaria di un bordello di Praga dove il padre andava regolarmente ogni sabato sera. Era stato il suo regalo di compleanno.
La maitresse, si chiamava Olga, fece pienamente il suo dovere: Markus non si innamorò mai nella sua vita, questo in fondo era solo un particolare di poco conto, ma imparò a fare godere una donna.
Prima
di conoscere Markus Von Neumann, Aleksandra Todorovna mai aveva pensato
al suo clitoride alla stregua di un piccolo membro maschile che
nascondesse universi di piacere così grandi e mai aveva minimamente
supposto quali potessero essere le sensazioni che un piccolo cubetto di
ghiaccio poteva suscitare a contatto con la sua pelle.
Aleksandra Todorovna avrebbe ricordato per sempre quel rapporto fugace, non le immagini, che il tempo avrebbe via via sbiadito fino a fagocitarle, ma le emozioni, i brividi di piacere annichilenti, evocati durante notti di amore solitario o ricordati dai lineamenti della figlia, Helena, che, regalo inaspettato di quella notte di passione, era il ritratto del padre.
Aleksandra Todorovna avrebbe ricordato per sempre quel rapporto fugace, non le immagini, che il tempo avrebbe via via sbiadito fino a fagocitarle, ma le emozioni, i brividi di piacere annichilenti, evocati durante notti di amore solitario o ricordati dai lineamenti della figlia, Helena, che, regalo inaspettato di quella notte di passione, era il ritratto del padre.
Aleksandra
Todorovna si convinse così che era giunto per lei il tempo di lasciare
Mosca, che era stata il palcoscenico dell’unicità della passione di
quella notte e che ormai aveva assunto ai suoi occhi i caratteri tristi
di un teatro abbandonato.
La notizia della sua partenza colse tutti i suoi ammiratori alla sprovvista e gettò nella disperazione Pavel Grigorievich, l’unico che non avesse mai osato dichiararle il suo amore, che decise così di fabbricarle un cappello speciale.
Pavel Grigorievich lavorò una settimana intera, giorno e notte, lasciando che le parole, i sentimenti, le passioni che da anni albergavano inespressi nel suo cuore o che si erano sedimentati nella sua anima finalmente affiorassero alle sue labbra, ne fluissero fuori a impregnare la stoffa.
La sera del suo ultimo spettacolo, tra le decine di scatole di cioccolatini, di mazzi di fiori e di pacchi che riempivano il suo camerino, Aleksandra Todorovna fu attratta da una scatola meno appariscente delle altre, con un piccolo fiocco giallo che tratteneva un biglietto. “Per sempre” diceva semplicemente il biglietto che Pavel Grigorievich aveva scritto e Aleksandra Todorovna leggendolo se lo strinse al seno cercando di illudersi, anche se sapeva che così non era, che fossero parole di Markus Von Neumann.
La notizia della sua partenza colse tutti i suoi ammiratori alla sprovvista e gettò nella disperazione Pavel Grigorievich, l’unico che non avesse mai osato dichiararle il suo amore, che decise così di fabbricarle un cappello speciale.
Pavel Grigorievich lavorò una settimana intera, giorno e notte, lasciando che le parole, i sentimenti, le passioni che da anni albergavano inespressi nel suo cuore o che si erano sedimentati nella sua anima finalmente affiorassero alle sue labbra, ne fluissero fuori a impregnare la stoffa.
La sera del suo ultimo spettacolo, tra le decine di scatole di cioccolatini, di mazzi di fiori e di pacchi che riempivano il suo camerino, Aleksandra Todorovna fu attratta da una scatola meno appariscente delle altre, con un piccolo fiocco giallo che tratteneva un biglietto. “Per sempre” diceva semplicemente il biglietto che Pavel Grigorievich aveva scritto e Aleksandra Todorovna leggendolo se lo strinse al seno cercando di illudersi, anche se sapeva che così non era, che fossero parole di Markus Von Neumann.
Il
treno che portava Aleksandra Todorovna a Parigi partì puntuale alle ore
20 del 12 maggio del 1909. In quell’istante, Markus Von Neumann esibiva
le sue qualità sessuali con Irina e Maria Pavlichenko, Pavel
Grigorievich si impiccava nella sua bottega al numero 12 di via
Moskovskaia. Davanti ai suoi occhi, appesi al lampadario, i disegni
dell’ultimo cappello fabbricato.
La
cosa che Pavel Grigorievich però non aveva certo immaginato era che in
qualche modo, per qualche alchemica e misteriosa combinazione, le
parole, che continuò a mormorare mentre fabbricava il cappello, i
sentimenti e le passioni di cui erano impregnate, seppero veramente
trasferirsi al cappello, in qualche modo dandogli una parvenza di
coscienza, trasformandolo in una specie di ricettore in grado di
percepire emozioni e sentimenti di chi gli era intorno, soprattutto di
chi lo indossava, e di elaborarli, di metterli in relazione, in una
sorta di primordiale processo di apprendimento per autopoiesi.
Ad Aleksandra Todorovna piaceva molto quel cappello e non se ne separò più per tutta la vita, avendone una cura che, vista dall’esterno aveva un che di maniacale. Lei però amava quel cappello e sentiva che non avrebbe potuto separarsene. Naturalmente al cappello piaceva molto Aleksandra Todorovna, e in fondo questo era normale visto che era stato creato apposta per lei, ma, oltre a questo, di lei gli piacevano le emozioni forti, semplici, comprensibili, che lei emanava e che lui era in grado di percepire nella loro pienezza. Le altre persone gli sembravano così vuote.
Ovviamente il cappello non era ancora in grado di distinguere le emozioni le une dalle altre, ne percepiva solo l’intensità, e quindi non poteva ancora sapere che quelle che coglieva in Aleksandra Todorovna erano le scariche adrenaliniche di piacere che lei provava al culmine del godimento fisico. Non sapeva ancora che quel tipo di emozione era così frequente nella vita di Aleksandra Todorovna perché lei era una di quelle poche persone che non possono lasciare passare un giorno senza avere avuto almeno un orgasmo, non importa se attraverso un rapporto con un’altra persona o per masturbazione. Tutto questo il cappello non poteva ancora saperlo perché non era ancora sufficientemente esperto, in un certo senso era ancora troppo giovane.
Ad Aleksandra Todorovna piaceva molto quel cappello e non se ne separò più per tutta la vita, avendone una cura che, vista dall’esterno aveva un che di maniacale. Lei però amava quel cappello e sentiva che non avrebbe potuto separarsene. Naturalmente al cappello piaceva molto Aleksandra Todorovna, e in fondo questo era normale visto che era stato creato apposta per lei, ma, oltre a questo, di lei gli piacevano le emozioni forti, semplici, comprensibili, che lei emanava e che lui era in grado di percepire nella loro pienezza. Le altre persone gli sembravano così vuote.
Ovviamente il cappello non era ancora in grado di distinguere le emozioni le une dalle altre, ne percepiva solo l’intensità, e quindi non poteva ancora sapere che quelle che coglieva in Aleksandra Todorovna erano le scariche adrenaliniche di piacere che lei provava al culmine del godimento fisico. Non sapeva ancora che quel tipo di emozione era così frequente nella vita di Aleksandra Todorovna perché lei era una di quelle poche persone che non possono lasciare passare un giorno senza avere avuto almeno un orgasmo, non importa se attraverso un rapporto con un’altra persona o per masturbazione. Tutto questo il cappello non poteva ancora saperlo perché non era ancora sufficientemente esperto, in un certo senso era ancora troppo giovane.
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